venerdì 3 agosto 2018

Lo sapevi che Bardi è famosa per...?

Dopo oltre un anno e mezzo che viviamo qui, abbiamo adottato le nostre personalissime modalità per presentare il territorio... Una settimana fa, ad esempio, ho voluto offrire alla coppia di romani Andrea e Letizia che hanno soggiornato qui per 9 giorni, una visita guidata al Castello di Bardi.
Questo è un plus che, nelle vesti di guida turistica regolarmente abilitata, nonchè storica dell'arte, posso affiancare agli altri servizi del bed and breakfast...

L'incipit della passeggiata che, lungo via Pietro Cella, ha anticipato l'ingresso alla Fortezza è stato il seguente:

Sapete che Bardi è famosa per:

1). La leggenda del passaggio di Annibale e del suo elefante Barrus, da cui deriverebbe il nome del paese, in seguito alla morte e alla scelta di degna sepoltura del pachiderma, là dove oggi sorge il castello...

2). Il Castello con tutte le storie annesse, dal fantasma Moroello, al legame tra Principato Landi e Principato di Monaco...

3). Frank Berni, uno dei tanti emigranti che hanno fatto fortuna e che sarebbe stato l'inventore dell'"happy hour" londinese...


E... quarto e non meno importante punto... il cavallo bardigiano!

Non sapete cos'è il cavallo bardigiano?! A parte aver scoperto che esiste anche la mucca bardigiana (grazie a Rosa dell'Angelo di Lesignano de' Bagni) sappiate che è originario della zona questa sorta di "pony", definito anche così, visto le misure di certo non da stallone, molto docile e avvezzo al lavoro.

Ogni anno, il primo weekend di agosto, presso la località di Lago-Monti si tiene la Mostra Nazionale del Cavallo Bardigiano, giunta alla sua 44° edizione. A distanza di un anno sono tornati i nostri amici aus Deutschland con al seguito le loro maglie e felpe "griffate".

©  Chiara






 



 

venerdì 22 giugno 2018

Solstizio d'estate

Finalmente mi sono regalata due ore di libertà dall'ufficio, dal b&b e dall'housekeeping!
Complice  una locandina apparsa su Facebook che pubblicizzava un'interessante iniziativa promossa dall'Associazione culturale Cammino Valceno e dalla Famiglia Bardigiana: una passeggiata ai piedi del Castello di Bardi, alla ricerca di piante commestibili ed erbe aromatiche, avente come "special guests", Carlo Mazzera e Patrizia Raggio.

Carlo avevo avuto modo di conoscerlo in seguito a un paio di incontri organizzati dalle strutture ricettive di Bardi e avevo intuito la sua conoscenza in ambito naturalistico. Patrizia è un "mito" locale, sovrintendente e storico dell'arte, già incrociata in castello un annetto fa, la cui profonda e appassionata preparazione mi era stata riferita dall'amico Alfredo.

Il pomeriggio si prospettava dunque interessante, grazie anche una giornata estiva meravigliosa!
L'incontro è stato piacevolissimo. Ho scoperto tante piccole chicche dal punto di vista storico e naturalistico e finalmente ho trovato risposta a qualche domanda che mi ponevo da quando ho iniziato ad abitare qui... 
Parto da due informazioni storiche-aneddotiche e architettoniche. 
La prima è riferibile a tracce molto labili di una scritta di colore rosso che compare sul sovrapporta dell'ex convento di San Francesco: "NATURA SANAT". Un motto latineggiante che mi ha sempre incuriosito e che cercavo di ricondurre all'antico cenobio... Erroneamente. Fu apposto dal Dott. Ferrari che lì abitò in seguito alla soppressione del convento voluta da Napoleone Bonaparte. Il medico era solito condurre i malati di tubercolosi ai piedi del castello (ancora oggi si vede una porticina murata che portava ad un orticello sottostante), per respirare l'"aria buona", proveniente dal Ceno e dal mare e il calore trattenuto dalle pietre ofiolitiche ai piedi della fortezza.



La seconda è stata svelata da Patrizia; a pochi metri dall'ingresso del castello, lungo la passeggiata che conduce alle "vasche", antico lavatoio del paese, oggi raggiungibile dal rinnovato groppo di San Giovanni, si può vedere ancora, sebbene murata, la combinazione ingresso e finestra, con tanto di pietre di taglio, di una bottega medievale.



Sulle piante ne ho scoperte diverse: dal buffo nome di un alto fiore giallo che abbiamo anche noi in giardino, il "Tasso Barbasso", nome volgare del Verbasco, un’erba importante in botanica e in fitoterapia che gli antichi usavano come rimedio contro tutte le affezioni respiratorie tipo bronchiti, polmoniti, angine e anche per l’asma e il nervosismo. 


Abbiamo sfregato e annusato l'aroma del finocchietto selvatico che utilizzavano per aromatizzare le castagne, precedentemente sbucciate e fatte lessare. Abbiamo ammirato il giallo intenso della cosiddetta "Camomilla dei tintori", alias Anthemis tinctoria,  fiore ricco di pigmenti che veniva utilizzato per ottenere tessuti di color giallo dorato. 



Qui al fiume ne abbiamo cespugli rigogliosissimi! Carlo ci ha descritto inoltre piante particolarissime, la cui presenza è forse dovuta agli "scarti" gettati dalle cucine del castello... L'Issopo (Hyssopus officinalis) è una pianta erbacea molto antica coltivata per le sue proprietà terapeutiche (espettoranti, digestive) e per insaporire pietanze. Ha un sapore vagamente mentolato un po' amaro e può essere aggiunto alle minestre, alle insalate o alle carni. Sbirciando in internet ho scoperto che entra nella composizione del liquore Chartreuse e di alcuni tipi di assenzio... Carlo ha fatto inoltre una citazione colta, ricordando come, anche in uno dei salmi si fa menzione del suo utilizzo in alcune celebrazioni liturgiche per aspergere l'assemblea di fedeli. (Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve). 


Passeggiando lungo un tratto della Via degli Abati abbiamo tutti un po' sorriso nello scoprire che là dove crescono molte ortiche la gente ha fatto pipì per via dell'azoto, oppure che le foglie di nocciolo sono le più confortevoli e morbide in caso di necessità... :) Abbiamo camminato tra intrecci di vitalba, il cui fusto si fumava, sorpassato piante di vite e di rosse amarane, piante di mandorlo e infine di gelso. 


Abbiamo ricordato la leggenda del San Pittocco, scoperto cosa coltivavano già i romani; che si privilegiava la birra, per la presenza di luppolo ai piedi del castello. Patrizia ha ben distinto le particolarità regionali e la cesura tra Emilia e Romagna, tra strutto e burro, tra torta fritta e piadina. Ho finalmente capito la geologia della rupe su cui poggia la fortezza, distinguendo la formazione "a pillow" dei basalti di origine effusiva, ben diversi dal diaspro rosso di formazione sedimentaria. 
Dopo quasi due ore di cammino e chiacchiere il tutto si è concluso con un rinfresco a base di torta d'erbe e patate e musica meravigliosa all'interno della cornice della Chiesa di San Francesco, un luogo che bisognerebbe assolutamente aprire al pubblico più spesso, chiostro annesso e che andrebbe curato...


Un pomeriggio diverso, come era tanto che non trascorrevo. Ore di cervello in movimento e di meraviglia di fronte alla natura da una parte e all'operato dell'uomo dall'altra. Un ringraziamento a Meri Luciano e a tutto il gruppo per la bella iniziativa!


















©  Chiara

mercoledì 25 aprile 2018

25 aprile e il Monte Pelpi

Finalmente una domenica pomeriggio tutta per noi!
Terminato -si spera- il lungo inverno, sono ripresi i lavori in giardino post gelicidio. C'è ancora tanta legna da spostare! Inoltre, la grande novità al #bedandbreakfast il pozzo e la macina, è il nuovo frutteto che stiamo mettendo a dimora! Ben 10 piante tra ciliegio, pesco, meli, pere coscia, nespoli e albicocco! E vanga, e metti la sabbia e pianta e concima e strappa le erbacce e togli i sassi... Il lavoro è lungo, ma la zona del giardino preposta, non era mai stata lavorata e già dopo un mese di zappa e rastrello ha già un'altra faccia...

Comunque sia, al solito io divago... Io e Ste abbiamo deciso di concederci una giornata di relax... o meglio, una mezza giornata. Complice il tragitto che stiamo facendo per andare a Bedonia a imparare il liscio (altra novità!), continuiamo a passare di fronte al cartello che indica il Monte Pelpi. E finalmente ci siamo stati. Purtroppo avevo la macchina fotografica fuori uso e mi sono dovuta accontentare del cellulare. Le foto non rendono, il paesaggio è meraviglioso. Si raggiunge oltressapassando il Passo Colla e imboccando una facile e larga strada sterrata. Dapprima solo carpini, in seguito bei faggi, copiosi corsi d'acqua, qualche vasca, una lasciata dagli amici alpini, ma soprattutto prati, impreziositi da orchidee selvatiche e altri fiori di campo. Un pic-nic veloce con la pizza casereccia della sera prima, breve pennichella e parole crociate. 
Una bella passeggiata che conglieremo ai nostri ospiti! Da qui  lo sguardo va verso la Valtaro, il Monte Molinatico e il Maggiorasca, ma anche verso la Valceno, con il pizzo d'Oca e il Castello di Bardi
Io e Ste abbiamo deciso che questa montagna (circa 1400 m s.l.m) diventerà il nostro San Martino/Sacro Monte. La montagna amica, quella della domenica, del passeggio, dell'aperitivo serale con prosecco al seguito e della corsa... quando il Costa si rimetterà in forma!

©  Chiara








domenica 25 febbraio 2018

Un lungo inverno

Questo inverno in Valceno si fa sentire.
Dopo il gelicidio del 10 dicembre scorso che ci ha causato qualche danno al tetto di casa e il forzato abbattimento di quasi tutto il nostro amato bosco, non passa settimana che non piova o nevichi.
I locali si "gonfiano" un po' il petto dicendoci "Eh, vi dovete abituare; è sempre stato così".
Sarà, ma io e Ste ci ricordiamo benissimo che lo scorso inverno è stato totalmente differente. Tant'è vero che avevamo lavorato sodo alla costituzione del b&b, complice belle giornate terse, anche se un po' freddine. Quest'anno invece l'inverno è inverno vero.

E nelle prossime ore hanno annunciato il Burian, vento gelido dalla Siberia.
Mica male, così non ci facciamo mancare nulla!

Nel frattempo abbiamo perso anche uno dei nostri due micini. Giotto, in calore è scappato ormai tre settimane or sono e chissà se mai lo rivedremo. Insomma, settimane complicate, che talvolta mi portano a pensare "Ma chi ce lo ha fatto fare a venire a vivere qui?!".

Le giornate corte e il pessimo meteo, i problemi post gelicidio, la neve da spalare, il gatto scappato minano veramente il nostro umore quotidiano. Ma io e il Costa non ci diamo per vinti. 
Stiamo dunque cercando le cose positive in questa lunga e difficile stagione invernale. 
N. 01 dovendo stare spesso al chiuso stiamo facendo incetta di film, a casa e al cinema (per chi si chiedesse se a Bardi ci fosse un cinema, rispondiamo di no... La nostra meta è Parma, anche per il teatro ovviamente).
N. 02 stiamo girando in lungo e in largo la provincia per conoscerla da veri "parmensi" acquisiti. Da Roccabianca a Fontanellato, da Traversetolo a Montechiarugolo, da Roncole a Busseto, in occasione dello storico Carnevale.
N. 03 proseguendo la scoperta dei luoghi "a un'ora da qui", annoveriamo la località sciistica di Zum Zeri, un piccolo paradiso per gli sciatori. Certo, non sarà il comprensorio di Selva Val Gardena. Ma per il costo degli impianti e le zero code, ho scoperto una bella realtà.
N. 04 i miei esperimenti culinari proseguono con un discreto successo. Non potendo fare la boscaiola sotto la pioggia battente o la neve mi dedico a nuovi impasti. Le mie origini campane si fanno sentire e ormai sono esperta di pizze e focacce. E questa sera con Ste, abbiamo inaugurato la "nonna papera" preparando i nostri primi tortelli!

Alla fine fine, il maltempo ha i suoi lati positivi... Anche se, ci auguriamo, arrivi presto la primavera!

© Chiara


Disastri del 10 dicembre 2017 - gelicidio a Bardi (PR)

A Roncole Stefano scopre la grandezza di Guareschi

Carro allegorico del celebre Carnevale di Busseto
 
Un'emozione il Teatro Farnese...
Paesaggio da fiaba

Dopo anni si torna a sciare!

In solitaria, Stefano sullo snowboard!


Trova le differenze. I mie tortelli small e quelli di Ste extra-large

Abbiamo anche noi la "nonna papera!"

Chiara si dedica al ripieno con il sac-à-posche

Stefano impasta

Evviva, finalmente pasta fresca fatta in casa da noi!





mercoledì 3 gennaio 2018

Passeggiata invernale alle cascate del torrente Cogena

In una delle rare giornate di tempo buono che questo inverno ci sta regalando (oh, che nostalgia delle giornate fredde e terse dell’inverno 2016/2017!) abbiamo deciso di concederci una facile ma appagante passeggiata in Appennino.

Non essendo ancora esperti conoscitori dell’area, ma avendo la fortuna di poter contare su una Guida Ambientale Escursionistica esperta nelle immediate cerchie parentali abbiamo chiesto suggerimento e, oltre alla “soffiata” ci è arrivato anche l’accompagnamento, con la scusante di andare a cercare un sentiero per modificare un itinerario già conosciuto.

Trasferimento (non) di buon’ora dalla Valceno alla Valtaro, piccolo brief per verificare l’assoluta mancanza di alcuni requisiti tecnici indispensabili (vd. una bottiglietta d’acqua, per esempio) e si parte alla volta di Belforte, piccola frazione nel comune di Borgo Val di Taro. Luoghi da noi già conosciuti ma mai esplorati e che possono davvero riservare piacevolissime sorprese storico-artistiche e naturalistiche.

Lasciata l’auto poco oltre l’abitato de “La Pietra” si accede al bosco attraverso una facile strada carrozzabile e, da subito, l’interazione uomo-natura regala interessanti scorci, con essiccatoi per le castagne in stato di abbandono ma contenenti pregevoli spunti costruttivi; la nostra meta sono state le cascate del torrente Cogena, che scende dalle pendici del Monte Molinatico e corre (in alcuni tratti molto speditamente) a tuffarsi nel fiume Taro: noi siamo riusciti a raggiungere tre differenti “balzi” percorrendo talvolta sentieri segnati ma, più spesso, tracce lasciate dal passaggio degli animali, difficile da riconoscere ed individuare ad un turista-camminatore poco esperto.

La portata d’acqua del torrente, complice anche l’inverno piovoso e qualche nevicata dei giorni scorsi, ci ha permesso di godere delle spumeggianti e fragorose cascate che arricchiscono un ambiente già di per sé selvaggio perché palesemente non contaminato dalle grandi orde di camminatori.

Una temperatura mite che in alcuni tratti ci ha costretti a togliere il primo strato di vestiti (non) tecnici che avevamo indossato ed una piacevole compagnia “chiacchierina” di una bimba di 8 anni allenatissima al dislivello hanno coronato una giornata di pausa dal nostro lavoro.

© Stefano