venerdì 22 giugno 2018

Solstizio d'estate

Finalmente mi sono regalata due ore di libertà dall'ufficio, dal b&b e dall'housekeeping!
Complice  una locandina apparsa su Facebook che pubblicizzava un'interessante iniziativa promossa dall'Associazione culturale Cammino Valceno e dalla Famiglia Bardigiana: una passeggiata ai piedi del Castello di Bardi, alla ricerca di piante commestibili ed erbe aromatiche, avente come "special guests", Carlo Mazzera e Patrizia Raggio.

Carlo avevo avuto modo di conoscerlo in seguito a un paio di incontri organizzati dalle strutture ricettive di Bardi e avevo intuito la sua conoscenza in ambito naturalistico. Patrizia è un "mito" locale, sovrintendente e storico dell'arte, già incrociata in castello un annetto fa, la cui profonda e appassionata preparazione mi era stata riferita dall'amico Alfredo.

Il pomeriggio si prospettava dunque interessante, grazie anche una giornata estiva meravigliosa!
L'incontro è stato piacevolissimo. Ho scoperto tante piccole chicche dal punto di vista storico e naturalistico e finalmente ho trovato risposta a qualche domanda che mi ponevo da quando ho iniziato ad abitare qui... 
Parto da due informazioni storiche-aneddotiche e architettoniche. 
La prima è riferibile a tracce molto labili di una scritta di colore rosso che compare sul sovrapporta dell'ex convento di San Francesco: "NATURA SANAT". Un motto latineggiante che mi ha sempre incuriosito e che cercavo di ricondurre all'antico cenobio... Erroneamente. Fu apposto dal Dott. Ferrari che lì abitò in seguito alla soppressione del convento voluta da Napoleone Bonaparte. Il medico era solito condurre i malati di tubercolosi ai piedi del castello (ancora oggi si vede una porticina murata che portava ad un orticello sottostante), per respirare l'"aria buona", proveniente dal Ceno e dal mare e il calore trattenuto dalle pietre ofiolitiche ai piedi della fortezza.



La seconda è stata svelata da Patrizia; a pochi metri dall'ingresso del castello, lungo la passeggiata che conduce alle "vasche", antico lavatoio del paese, oggi raggiungibile dal rinnovato groppo di San Giovanni, si può vedere ancora, sebbene murata, la combinazione ingresso e finestra, con tanto di pietre di taglio, di una bottega medievale.



Sulle piante ne ho scoperte diverse: dal buffo nome di un alto fiore giallo che abbiamo anche noi in giardino, il "Tasso Barbasso", nome volgare del Verbasco, un’erba importante in botanica e in fitoterapia che gli antichi usavano come rimedio contro tutte le affezioni respiratorie tipo bronchiti, polmoniti, angine e anche per l’asma e il nervosismo. 


Abbiamo sfregato e annusato l'aroma del finocchietto selvatico che utilizzavano per aromatizzare le castagne, precedentemente sbucciate e fatte lessare. Abbiamo ammirato il giallo intenso della cosiddetta "Camomilla dei tintori", alias Anthemis tinctoria,  fiore ricco di pigmenti che veniva utilizzato per ottenere tessuti di color giallo dorato. 



Qui al fiume ne abbiamo cespugli rigogliosissimi! Carlo ci ha descritto inoltre piante particolarissime, la cui presenza è forse dovuta agli "scarti" gettati dalle cucine del castello... L'Issopo (Hyssopus officinalis) è una pianta erbacea molto antica coltivata per le sue proprietà terapeutiche (espettoranti, digestive) e per insaporire pietanze. Ha un sapore vagamente mentolato un po' amaro e può essere aggiunto alle minestre, alle insalate o alle carni. Sbirciando in internet ho scoperto che entra nella composizione del liquore Chartreuse e di alcuni tipi di assenzio... Carlo ha fatto inoltre una citazione colta, ricordando come, anche in uno dei salmi si fa menzione del suo utilizzo in alcune celebrazioni liturgiche per aspergere l'assemblea di fedeli. (Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve). 


Passeggiando lungo un tratto della Via degli Abati abbiamo tutti un po' sorriso nello scoprire che là dove crescono molte ortiche la gente ha fatto pipì per via dell'azoto, oppure che le foglie di nocciolo sono le più confortevoli e morbide in caso di necessità... :) Abbiamo camminato tra intrecci di vitalba, il cui fusto si fumava, sorpassato piante di vite e di rosse amarane, piante di mandorlo e infine di gelso. 


Abbiamo ricordato la leggenda del San Pittocco, scoperto cosa coltivavano già i romani; che si privilegiava la birra, per la presenza di luppolo ai piedi del castello. Patrizia ha ben distinto le particolarità regionali e la cesura tra Emilia e Romagna, tra strutto e burro, tra torta fritta e piadina. Ho finalmente capito la geologia della rupe su cui poggia la fortezza, distinguendo la formazione "a pillow" dei basalti di origine effusiva, ben diversi dal diaspro rosso di formazione sedimentaria. 
Dopo quasi due ore di cammino e chiacchiere il tutto si è concluso con un rinfresco a base di torta d'erbe e patate e musica meravigliosa all'interno della cornice della Chiesa di San Francesco, un luogo che bisognerebbe assolutamente aprire al pubblico più spesso, chiostro annesso e che andrebbe curato...


Un pomeriggio diverso, come era tanto che non trascorrevo. Ore di cervello in movimento e di meraviglia di fronte alla natura da una parte e all'operato dell'uomo dall'altra. Un ringraziamento a Meri Luciano e a tutto il gruppo per la bella iniziativa!


















©  Chiara

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