martedì 19 marzo 2019

#iconsiglidichiara

Torno finalmente ad aggiornare il nostro amato blog!
Nel frattempo ci siamo lasciati un altro inverno alle spalle... Anche se a dire il vero negli ultimi giorni sono tornate temperature pungenti, per nulla "marzoline", ma siamo fiduciosi: impugniamo il calendario e attendiamo l'arrivo della primavera!

Stanno arrivando numerose prenotazioni, moltissime dai social e questo mi rende orgogliosa per il lavoro di promozione che sto svolgendo ! Lo so, chi si loda s'imbroda, diceva mia nonna, ma ogni tanto è proprio bello raccogliere i frutti di ciò che si ha seminato.

Ultimamente ho scoperto che, oltre alle celebri #colazionidichiara, per le quali ho coniato questo hashtag che mai mi abbandona su Facebook e Instagram, dovrei crearne uno nuovo: #iconsiglidichiara.

Ovviamente ciò deriva dalla mia parlantina, ma anche da un retaggio professionale di guida turistica/storica dell'arte. Non manco mai di consigliare ai miei ospiti cosa vedere, dove sostare, curiosità e aneddoti di questa provincia di Parma che sto facendo sempre più mia!

Credo di non aver dedicato ancora alcun post alla mia città di adozione: Parma.
E' il caso che rimedi. Intanto, dal nostro b&b la città creativa Unesco per la gastronomia dal 2015 e prossima capitale della cultura 2020, dista un'ora esatta di auto. Potrete evitare anche l'autostrada e da Fornovo di Taro, attraversare il ponte sul fiume e dirigervi verso Collecchio e quindi arrivare a Parma. Una volta giunti in questa elegante città, vi potrete sbizzarrire nelle attività: culturali in primis.

Il Complesso museale della Pilotta la fa da padrona con il nuovo (ormai da un paio d'anni) direttore in carica Simone Verde che sta dando una sferzata di energia, svecchiando moduli museali impolverati e stanchi e ridonando lustro a una realtà di tutto rispetto! Oltre alla ricca collezione d'arte e di archeologia, potrete accedere alla Biblioteca Palatina e al Teatro Farnese che, sebbene molto rimaneggiato dopo i disastri bellici, rimane una chicca all'interno del panorama artistico e architettonico della città. Altra sosta assolutamente imperdibile (devo ancora condurvi mia sorella Giuliana, ma non me lo sono dimenticata) è la Camera della Badessa a San Paolo, un capolavoro per gli amanti e gli estimatori di pittura quale io sono. Correggio docet... Qui oltre che in altre emergenze cittadine, come all'interno del Duomo, dove lavorò alla cupola. E già che siete in Duomo, oltre ad ammirarne la facciata (su tutti i libri di storia dell'arte italiana!), soffermatevi su quel capolavoro che doveva essere (oggi aihmè mutilato) della deposizione dalla croce dell'Antelami. Attraversate la piazza e "sverrete" alla visione del Battistero, soprattutto una volta varcata la soglia di ingresso. Dal Buffalmacco, al ciclo dei mesi, fino all'apparato musivo. A questo punto, da 30 fate 31 e non perdetevi anche il Museo Diocesano. Interessante l'allestimento nonché ciò che vi è conservato all'interno. L'ingresso è incluso nel ticket per il Battistero! Se amate poi la musica, dirigetevi verso il Museo del Suono e la Casa della Musica (a ingresso gratuito). Interessantissimi. E poi la Chiesa della Steccata con il Parmigianino, il Museo Glauco, la Pinacoteca Stuart, il Parco Ducale, la Casa natale di Toscanini.

E voi mi direte... "Chiara, ma quante ore ha una giornata?" E infatti tutto in un giorno non si può fare! Motivo per cui dormire da noi almeno due notti! :)

Stefano vi potrà consigliare dove fare aperitivi in perfetto stile parmigiano e dove pranzare/cenare!
Se vorrete poi delegare a noi l'organizzazione della vostra visita... E' possibile!
Siamo agenti di viaggio, e grazie al brand 100% Parma and valleys di Book your Italy (www.bookyouritaly.it), possiamo organizzare per voi visite guidate della città, degustazioni originali (dall'anolino take away al cannoncino con la celebre crema parmigiana), lezioni di cucina (così imparerete a preparare tortelli freschi!), visite a caseifici alle porte della città e molto altro ancora!

Vi ho convinto a visitare questa ancora elegante e un po' "parigina" città? :)


© Chiara


Stefano e Chiara in versione "tourists"

A lezione di pasta fresca!

Il Museo Diocesano in piazza Duomo

La Casa del Suono

Occhiaie e vino in un'enoteca di Via Farini

La felicità di Stefano per l'ingrAsso libero...

Il Teatro Farnese

La bottega di Rosa dell'Angelo

Sua Maestà il Correggio



domenica 13 gennaio 2019

Nuovo anno, nuove destinazioni

Il buon proposito per questo 2019  è alternare il dovere al piacere...
Ogni giorno ci prefissiamo nuovi progetti da perseguire e traguardi da raggiungere, ma non si può solo lavorare! D'altronde il nostro "cambio di vita" è stato dettato dal desiderio di migliorare il nostro "lifestyle"! Ecco perché, dopo un sabato trascorso a colpi di motosega e rastrello, ci siamo concessi una domenica di gita fuori porta (anche perché stamattina la mia schiena gridava "pietà"!)

La meta prescelta è stata Varese Ligure. Perché mai, ci chiederete voi?!
1. Perché in due anni di vita in Appennino, quando dicevamo "Veniamo da Varese", tutti pensavano alla Liguria e non alla Lombardia.
2. Perché l'anno passato, in occasione del "Cantamaggio" di Beverino, Stefano era passato di lì e ed era rimasto colpito da qualche architettura.
3. Perché il paese è "Bandiera Arancione del Touring", vale a dire uno dei borghi più belli d'Italia.

Dal nostro b&b i km sono poco più di una 70ina, ma i nostri ospiti dovranno affrontare due passi: il Colla e il Cento Croci. Suggeriamo a chi soffre l'auto di "spezzare la giornata" in due. In 35 minuti circa arriverete a Compiano, altro borgo più bello d'Italia. Visitate il Castello (che fu sempre dei Principi Landi di Bardi) e magari pranzate ai Panigacci. A seguire riprendete l'auto e in 20 minuti circa sarete sul Passo Cento Croci. Oltrepasserete di poco i 1000 metri di quota e raggiungerete il confine tra Emilia (comune di Albareto) e Liguria (comune di Varese Ligure), tracciato  dell'antica via del sale, dove si apre la Val di Vara, famosa per la produzione biologica di formaggi, farine e carni.

Alla nostra curiosità circa il nome del passo, viene incontro Wikipedia.

Cit. Fra le antiche storie, la più conosciuta è quella che ricorda una banda di briganti che operava lungo il crinale appenninico e che avrebbe ucciso, durante le sue feroci scorrerie, più di cento viandanti: da qui le corrispondenti cento croci messe come monito e rimaste nel nome del valico.

Al Passo di Cento Croci, sorge un imponente e importante monumento dedicato ai partigiani caduti nel corso della seconda guerra mondiale appartenuti alla brigata Cento Croci, formazione partigiana che sul finire del gennaio 1945 si scinde in due distinte formazioni, la brigata garibaldina Cento Croci operante nelle spezzino, e il raggruppamento brigate della Vecchia Cento Croci operante nel parmense. 

Per approfondimenti andate al seguente link

Oltre alla presenza di pale eoliche, ciò che ci ha colpito è un ambiente quasi alpestre, caratterizzato da praterie e da una rada vegetazione che si trova, più che altro, a quote ben maggiori. Il panorama è notevole e lo sguardo può abbracciare numerose vette. Da qui, in 20 minuti, si arriva a Varese Ligure.
Il centro storico non è molto esteso, ma abbiamo apprezzato il tracciato suggerito da adesivi di diverso colore posti per terra che ci indicavano il percorso da svolgere, punteggiato da cartelli con brevi descrizioni bilingue dei monumenti e delle maggiori attrattive.

Ho deciso di annoverare Varese Ligure tra le destinazioni da suggerire ai miei ospiti per il rimando Landi/Fieschi che qui si trova. E' tardo quattrocentesca difatti l'aggiunta di una seconda torre al castello, costruita nel periodo di dominazione dei principi piacentini.

L'elemento che mi ha maggiormente interessata è stata la lungimiranza della famiglia feudataria dei Fieschi che anticipò di secoli l'idea di un "piano regolatore" a livello urbanistico e che commissionò una sorta di cittadella ideale di forma ellittica (il Borgo Rotondo), adiacente proprio al castello, dimora signorile.
Proseguendo la nostra passeggiata abbiamo attraversato il bel ponte 500sco ad un'arcata che attraversa il torrente Crovana e conduce al quartiere Grecino, per poi ammirare la bottega di un artigiano intagliatore di stampi di croxetti, alcuni negozi storici e ristorantini.
Dopo un breve passaggio al mare (Moneglia) abbiamo fatto rientro a casa, passando da Bedonia e deviando verso Fontanachiosa, dove Diego e Marzia hanno ristrutturato una cascina trasformandola in una accogliente "merenderia". A tutte le ore (nei giorni di sabato e domenica e su richiesta contattandoli telefonicamente) vengono somministrati piatti di salumi, formaggi freschi (di loro produzioni), torte salate (erbe, patate...) e meravigliosi dolci. Noi abbiamo optato per questi ultimi. Frittelle di farina di castagne e crostate, accompagnate da un bicchiere di vino (in realtà due!).

L'impegno di chi crede nel territorio e "scommette" nonostante le difficoltà del vivere tra i monti, mi commuove. I due ragazzi sono gioviali e "alla mano". Ci si sente a casa. Sarà stato il sasso, le travi in legno e quel sapore di "antico" che ci ha ricordato il nostro mulino...

Sono le 18.00! E' ora di tornare a casa dai nostri micioni. Ma lo facciamo conservando nel cuore e negli occhi le cose belle di questa giornata.

© Chiara 






























lunedì 17 dicembre 2018

E' arrivata la neve!

E' arrivata la neve a Bardi! Stamattina abbiamo quindi deciso di non andare in ufficio a lavorare, ma di goderci il luogo in cui viviamo, finalmente imbiancato a festa!
Un'oretta di cammino che ci ha regalato silenzio e pace in mezzo alla natura!
Abbiamo diretto il pick-up verso la Val Noveglia e raggiunto la frazione di Gravago, suddivisa nelle sue tre località di Brè, Monastero e Pieve.
Dalla prima siamo giunti, attraverso un facile sentiero, all'ultima. Sono mesi che vorrei approfondire la storia di questi luoghi, rimasti quasi intatti poichè poco antropizzati. C'è un'atmosfera arcaica e selvaggia percorrendo alcuni di questi sentieri, facenti parte di uno dei cammini oggi più in voga: la Via degli Abbati, detta anche dei monasteri.

So di per certo, che qualcuno mi corregga se sbaglio, che la Val Noveglia (così chiamata dall'omonimo torrente, affluente destro del Ceno) fu occupata inizialmente dai Liguri, prima dell'arrivo nel II secolo a.C. dei Romani. E dove non sono arrivati i Romani?! Questi la assoggettarono al municipium di Velleia (questo nome mi riporta alla mente la tabula alimentaria traianea, un'iscrizione bronzea di epoca romana, rinvenuta proprio in quel territorio del comune piacentino di Lugagnano Val d'Arda, oggi conservata al Museo Archeologico, alla Pilotta di Parma).
Intorno al VI secolo qui sorse il monastero di ordine benedettino di San Michele Arcangelo, dedicazione che si riallaccia perfettamente alla sua fondazione di epoca longobarda. Infatti il cenobio viene inserito nell'elenco contenente altri monasteri in un privilegio (744) del re dei longobardi Ildebrando e forse è di quell'epoca la costruzione di un primo maniero difensivo.
Sbirciando in rete scopro che l'odierno Passa Santa Donna che congiunge Bardi a Borgo Val di Taro si chiamava valico di Sant'Abdon.

Agli inizi del XIII secolo tale territorio e quello che oggi definiamo "Castello di Gravago", rientrava tra i possedimenti dei Platoni, ma nel 1234 risultava appartenere al Comune di Piacenza. In seguito il maniero fu acquistato dal conte Ubertino Landi, che vi stanziò il congiunto Alberico Landi; nel 1268 i piacentini catturarono Alberico e costrinsero Ubertino, in cambio della sua liberazione, ad alienare il feudo per 700 lire piacentine al Comune di Piacenza, che a sua volta lo rivendette a Rinaldo Scoto al prezzo di 3000 lire. In risposta i Lusardi, alleati di Ubertino, riconquistaronoo il maniero e lo restituirono al Conte, che fu costretto a rifugiarvisi nel 1269 a causa della perdita del castello di Bardi; i piacentini, aiutati dai milanesi e dai parmigiani, attaccarono il castello, ma ne furono respinti da Ubertino, che negli anni successivi visse all'interno della casaforte a Brè, detta Caminata, (per la presenza di un grande camino) pianificandovi la riconquista della Val di Taro.

Alla morte di Ubertino, il feudo passò ai suoi eredi Landi, che ne mantennero il possesso fino al 1687, quando i conti Platoni di Borgo Val di Taro ne acquistarono i diritti.

Nel 1772 il duca di Parma Ferdinando di Borbone ingiunse al conte Carlo Platoni di lasciare Gravago, per ritirarsi a Borgo San Donnino; in seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, il territorio fu annesso al Comune di Bardi. Queste notizie sono pubblicate su diversi siti on line e guide locali e rendono veramente suggestiva la camminata che abbiamo intrapreso oggi.

Non resta altro che dirvi di venire in Valceno, soggiornare da noi e ricevere "dritte" per compiere passeggiate o ciaspolate...

Ecco a voi alcune immagini!

© Chiara

Magie di neve

Ruderi del Castello di Gravago

La segnaletica ben visibile

Ci si incammina!

Che meraviglia!

Passeggiando e ammirando

Foto-ricordo

Torrente Rosta



Il lavatoio di Pieve di Gravago

Le rovine del castello di Gravago

Opere d'arte della natura

Chiesa dei Santi Vito Modesto e Crescenzia, detta Pieve di Gravago


domenica 9 dicembre 2018

Città d'Umbrìa e Monte Barigazzo = serenità

Lo sappiamo, vi siamo un po' mancati!
E' da settembre che non vi raccontiamo un po' di noi, di Bardi, della Valceno, degli Appennini e del nostro mulino... Diciamo che sono stati mesi difficili, per aspetti privati...
Nel frattempo sono accadute molte cose; il b&b è stato aperto un po' a intermittenza, ma ora siamo tornati operativi al 100% e nelle nostre testoline -la mia soprattutto- fremono i neuroni con mille progetti e novità da attuare!

Abbiamo deciso di proseguire la nostra conoscenza del territorio... Da quest'estate avevamo una meta che solo oggi, complice la giornata tersa e discrete temperature, abbiamo raggiunto: il Monte Barigazzo! Prima però abbiamo fatto tappa alla "Città d'Umbria" e a quel poco che resta di un luogo leggendario…

“Giace sepolta la città d’Umbrìa il più gran tesoro che al mondo sia”: così recita una vecchia filastrocca, destinata all'oblio se non più tramandata dalle nuove generazioni...

Non ho ancora avuto il piacere di leggere un volume, curato da Manuela Catarsi, archeologa della soprintendenza dell’Emilia Romagna la quale, sulla base dell’esame delle murature resistite ai secoli, identifica i ruderi presenti a tracce di un fortilizio bizantino, risalente al VI-VII secolo d.C.

Una delle prime volte in cui mi sono imbattuta in questa storia, tra mito e leggenda, è stato quando sfogliai in biblioteca a Bardi il volume “Descrizione degli Stati e feudi imperiali di Val Taro e Val Ceno”, patrocinato da Federico II Landi (1617). Qui vidi una raffigurazione, sicuramente fantasiosa, ma decadente e caratterizzata da ruderi di questa località dal nome assai curioso... Oggi, prima di passeggiare lungo ciò che rimane di una probabile cinta muraria con torre a carattere difensivo, siamo giunti da Tosca attraverso boschi di faggio ad alto fusto, fino ad un pianoro dove molti esemplari  piuttosto antichi risultano capitozzati, pratica utilizzata fino all'inizio del secolo scorso per favorire il pascolo in un bosco rado (pascolo alberato). Da ciò deriverebbe il toponimo Umbrìa (= Ombra; luogo ombroso; meriggio per le pecore). (cit. sito CAI di Parma).

Che questa città fosse custode di grandi tesori fu certo la causa nel favorire l’interesse di moderni "Indiana Jones", tombaroli e archeologi. Tra questi il tedesco-americano Alexander Wolf, che vi si avventurò nel XIX secolo. La sua figura affascinò sicuramente i valligiani, tanto da entrare nel folklore locale. Si racconta di questo straniero, alla ricerca del tesoro con una bacchetta magica e di tesori mai trovati... Io e Ste ci siamo un po' guardati intorno e il tesoro che abbiamo trovato è stata una natura strepitosa, anche quando siamo saliti verso la cresta nord del Barigazzo e più in su fino alle chiesa. Ho scoperto che l'area rientra nei S.I.C., vale a dire Siti di Interesse Comunitario dell'Appennino. So che ogni anno, presso la chiesa della Madonna vengono organizzate diverse sagre e feste estive, tra cui quella di Ferragosto. Abbiamo incontrato due amici della Valtaro e un'altra coppia con cani al seguito. Per il resto fruscio continuo degli alberi e quiete assoluta.

Anche questa meta verrà annoverata nelle gite che vi consiglieremo se pernotterete al nostro b&b! La potrete raggiungere a piedi, in MTB e persino a cavallo, come la cartellonistica suggerisce.

© Chiara